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L’unione Europea sta di limitare molto di più  le regolamentazioni per le  licenze d’importazione  di beni culturali che hanno più di 250 anni, in modo da contrapporsi al finanziamento del terrorismo tramite il commercio illegale di opere d’arte. La proposta ha visto però la ferma opposizione da parte delle associazioni internazionali degli art dealer, le cui lobby sostengono che tali regolamentazioni andrebbero danneggiare  il mercato in generale, non solo il commercio illecito ma l’intero settore.

Il Parlamento Europeo ha rimandato ancora il voto per la proposta di licenze di importazione Europee, inizialmente previste per Luglio, almeno fino al prossimo Settembre. Ma quanto trapelato da documenti confidenziali delle bozze della proposta ha messo già in allerta sia la  CINOA, confederazione internazionale delle associazioni di dealer d’arte e antiquaria, sia l’Associazione Internazionale Dealer d’arte antica (IADAA), entrambe postesi duramente alle nuove regolamentazioni.

Il documento in data 28 Luglio rivela già infatti una lista di emendamenti compromettenti, sebbene ancora in stato di bozza, della proposta che presenta diversi ambiamenti rispetto a quanto era stato discusso dalle associazioni in un  meeting a Brussels lo scorso  18 Giugno.

In una lettera inviata a luglio alla  MEPs, Erika Bochereau, segretaria generale della CINOA, ha sottolineato le preoccupazioni delle associazioni.  Prima fra tutte ci sarebbe quella per la richiesta di identificare “paese di provenienza” di ogni bene che voglia ottenere il diritto di importazione in EU. Ha fatto infatti notare la  Rochereau come, in molti casi, è impossibile attribuire direttamente un oggetto ad un qualsiasi paese originario di provenienza o determinare con precisione quando è stato esportato, il che significa che allo stesso modo è impossibile stabilire se tale esportazione è stata condotta secondo le leggi che esistevano al tempo o meno.

La stessa opinione è stata condivisa anche da  Sibylle Wieduwilt del Buch- und KunstAntiquariat Tresor am Römer, Germania:

Circa un  20% della stampa veneziana del XV second era stata prodotta per essere destinata all’Inghilterra.  Le opere venivano stampate in Italia,  poi probabilmente venivano rilegate  in Francia, schiarite  in Belgio e da lì vendute in Inghilterra —quale sarebbe dunque il cosiddetto “paese di provenienza” quindi? I reperti archeologici e i libri sono due mondi completamente differenti, che non dovrebbero essere trattati con le stesse leggi”  

Gli emendamenti, ha fatto notare, non prendono in considerazione tutte queste complessità,  ma piuttosto “introducono il concetto dell’annullamento dell’ordine della prova..in altre parole, è onere dell’importatore dar prova che il bene non sia illegale, e non delle autorità di dichiarare ciò”

Gli emendamenti, tuttavia, includono anche alcuni punti positivi come il permesso di importazione temporanea di beni destinati a fire. Tuttavia, anche qui la Rochereau ha fatto notare come, sebbene sia un passo avanti, ” l’applicazione poi delle nuove leggi sull’importazione al momento dell’effettiva vendita del bene.. potrebbero dissolvere la vendita stessa, complicandola”

Il documento non specificherebbe inoltre l’ordine di valore e la datazione delle opere a cui andrebbe ad applicarsi tale regolamentazione:  CINOA e IADAA suggeriscono che dovrebbe essere applicata ad opere dai €75,000 e con 500 anni.

Vincent Geerling, CEO della  IADAA,ha affermato che la  IADAA e CINOA hanno già predisposto delle ulteriori prove di come tale proposta sia inaccettabile, in quanto creerebbe ostacoli insormontabili alla circolazione delle opere, e  andrebbe contro tutto ciò che si era detto di evitare in ogni modo, nelle precedenti discussioni.

Un nuovo studio della Commission Europea su tale tema dovrebbe essere in consegna non prima del Luglio 2019, e le nuove regolamentazioni non entrerebbero comunque in vigore almeno fino al 2021. Pertanto, Geerling suggerisce che il voto dovrebbe essere rimandato almeno fino a quando non verrà presentato questo secondo studio alla commissione l’anno prossimo. Intanto entrambe le associazioni continuano le loro pressioni a Brussels.

 




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