Come nuova entrata nel panorama artistico di Artvalor si apre questo Novembre la collaborazione con i due artisti Marina Drì e Maurizio Valdemarin con il loro progetto Panta Rei.

Martedì 27 Novembre apriremo eccezionalmente gli uffici di Artvalor, esclusiva location in Piazza dei Signori di Vicenza nello storico palazzo del Monte di Pietà per una serata molto speciale. Abbiamo organizzato, con importanti aziende del food & beverage made in Italy un vernissage per presentare il loro ultimissimo progetto fotografico: Panta Rei.

Raccontati in uno splendido articolo dal critico d’arte Leo Strozzieri come viaggiatori incantati, che spaziano sia geograficamente che artisticamente in lungo e in largo, dall’Africa delle realtà più crude al frenetico paesaggio urbano Newyorkese ed europeo, dall’astrattismo tout court al dinamismo policromatico. Drì e Valdemarin sono contemporanei carichi di reminiscenze storiche di forza primordiale nel segno.

Drì e Valdemarin, Panta Rei 28, 2015; 180 x 90cm

Inizialmente legati dalla comune passione per la fotografia commerciale e industriale, con il susseguirsi dei molti successi che li hanno visti autori di campagne pubblicitarie per le più grandi aziende, hanno cresciuto in loro la consapevolezza che la vera forza della loro collaborazione sta nell’ interpretare ogni inquadratura dalla loro prospettiva estremamente personale, dove ogni immagine racchiude un sogno, un’esperienza visionaria dal retrogusto onirico, per rendere visibile un pensiero, per estrarre dal tempo un autentico attimo fuggente; processo che ha portato in maniera naturale allo sviluppo di un vero e proprio percorso artistico.

Drì e Valdemarin, Panta Rei 04, 2017; 180 x 90cm

Nascono così i loro primi progetti: le immagini dei Manichini chiusi nelle vetrine dorate che si svegliano da un sonno irreale per vivere appena una scintilla di vita congelata soltanto tramite scatti rubati, o le bambole Barbie, giovani ragazze di plastica che giocano incuranti della loro vera natura, chiara provocazione per noi spettatori che, come davanti allo schermo televisivo, crediamo a quella realtà indotta. Sprofonda – aggiunge Strozzieri – l’iconografia documentata negli scatti di Drì e Valdemarin in un laicismo esasperato lontano anni luce dalla sacralità medioevale.

Drì e Valdemarin, Panta Rei 01, 2017; 80 x 80cm

Fino ad arrivare a Panta Rei, un progetto che allarga il suo respiro per immagini ancor più complesse, tuffate sempre più in questa realtà singolare dove contemporaneità e memoria si compenetrano ad eternizzare attimi e visioni assolutamente irripetibili; Panta rei, mostrato dal fluttuare apparentemente caotico dei colori che formano figure, segni, immagini che ogni individuo percepisce in modo autentico e singolare. Un’esperienza all’ interno del sé e del suo proprio viaggio tra i pensieri; un colloquio con la propria anima suscitato da un’ immagine che contiene inalterato nella sua stessa natura e rappresentazione il concetto eracliteo Panta Rei.

Drì e Valdemarin, Panta Rei 16, 2017; 180 x 90cm

La tecnica fotografica così è interpellata nella sua forma più pura, a fissare un accadimento unico, nei mutevoli ed imprevedibili movimenti del colore come per il divenire inarrestabile di qualsiasi cosa. Come ciò che rappresenta, così ogni opera è dunque unica.

Drì e Valdemarin, Panta Rei 04 – close up, 2017; stampa su corian, 30 x 30cm

Per concludere con le parole di Strozzieri, congenito alla natura dei due artisti, sia quando gli scatti prediligono l’icona, così come quando percependo i valori del microcosmo cercano di documentare l’energia della materia, il desiderio di materializzare una utopia: quella di dare stabīlitas al fluire delle cose le quali pertanto acquisiscono una ragguardevole consistenza e direi quasi quella eternità verticale, incisiva e calligrafica che solo un’autentica opera d’arte può offrire.




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