Questo martedì gli studi di Artvalor hanno ospitato l’eccezionale vernissage di Panta Rei, la serie creata dai fotografi Marina Drì e Maurizio Valdemarin. Lo showroom accoglie ad oggi più di trentadue fotografie d’arte, stampate su supporti e in misure molto diversificati tra loro, che costellano gli spazi come varchi su un mondo surreale.

Alcune opere sono state gentilmente esposte da collezionisti privati, molte altre invece sono state acquisite da Artvalor nella prospettiva di un successo esponenziale che i due artisti stanno già riscuotendo con il loro lavoro. Luca Cinquetti, responsabile dell’acquisizione delle opere dei due artisti, ormai affermati a livello internazionale, ha selezionato il loro progetto come una delle proposte più valide nel panorama più giovane del mercato dell’arte.

Le opere infatti si datano tutte all’interno dell’ ultimo decennio, ma la riflessione che ne costituisce il cuore è universale e senza tempo: prende sponte direttamente dal pensiero eracliteo, cui nell’epoca contemporanea siamo quanto mai sensibili visto l’affanno e il ritmo frenetico imposti dal nostro stile di vita: Panta Rei è un inno al valore di ogni singolo momento, conferito dalla sua totale unicità nel corso della storia, la quale non è altro che l’inesorabile mutamento dei suoi enti sensibili. Ogni istante è dunque uno stadio irripetibile nell’evoluzione positiva o negativa di qualsiasi elemento, seguito da un “prima” e un “dopo” così concettualizzati proprio perché inevitabilmente differenziatisi dall’ “adesso”.

E Maurizio e Marina hanno reso questo concetto “figura” creando splendidi accadimenti totalmente imprevedibili, oltre che irriproducibili: i colori che danzano sulle loro lenti sono legati in maniera tautologica all’esperienza artistica e altrettanto fortemente all’idea dell’acqua che disegna lo stesso pensiero di Eraclito, spingendo però queste prospettive intrecciate verso un orizzonte che scardina le coordinate figurative entro cui collochiamo meccanicamente gli stessi concetti.

Inoltre, gli artisti si sono resi artefici di un recupero della fotografia come arte estrapolandola dall’inquinamento di immagini cui siamo sottoposti quotidianamente e restituendola al suo ruolo di astrazione della realtà da sé stessa e nondimeno dalle condizioni d’esistenza in cui la collochiamo che sono lo spazio e il tempo.

Per dirla con le parole di Roland Barthes, Marina Drì e Maurizio Valdemarin sono consapevoli ‘immortalatori’, dove la morte è atto necessario al rendere un evento unico, e La fotografia soltanto è in grado di rappresentarla all’infinito, tramutandosi in contingenza sovrana, in tyché, in occasione. Anche a manifestazione di uno spettacolo come lo stesso accadimento scelto a soggetto, che è la dissoluzione del colore nell’acqua: un evento talmente rapido, che senza la tecnica fotografica sapientemente utilizzata, non ci sarebbe neanche permesso contemplare con le nostre scarse capacità fisiche e sensoriali.
Un’autenticità esperienziale rafforzata anche dalla consapevolezza che dà la distruzione certificata del file fotografico originale per mano dei suoi stessi creatori.

Abbiamo avuto il piacere di offrire quest’esperienza a critici, investitori e galleristi provenienti da tutta Italia, ma, ospiti d’eccezione, gli artisti in prima persona, che hanno guidato visitatori e osservatori di propria mano, regalando l’opportunità di vedere Panta Rei direttamente con gli occhi dei suoi creatori.

Per la realizzazione di questa splendida serata vanno ringraziati i nostri sponsor Alessandro Benini, Marco Campedelli, Ovosodo Vicenza, Opera Advertise, Lamborghini Squadra Corse nella persona di Riccardo Agostini, che hanno accompagnato il viaggio dei nostri ospiti arricchendo deliziosamente il bouquet dei loro sensi.

Avendo il piacere di ospitare queste opere per il tempo in cui verranno assegnate a chi ne è stato rapito, noi di Artvalor lasciamo naturalmente la porta aperta per chi ancora non ha avuto l’occasione d’innamorarsene.

 




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