L’oggetto diventa il soggetto dei miei lavori.

La costante del più grande nome del Nouveau Realisme insieme con Klein e Pascal. Da qui si dipana l’intera indagine artistica di uno dei più prolifici e complessi artisti francesi del 1900, Arman.

Arman, Artériosclérose, 1961, 47.5 x 72.5 x 7.5 cm

Armand Fernandez, nato al termine degli anni Venti nella sua adorata Nizza, cresce artisticamente fuori da ogni accademia o corrente, arrivando a stravolgere e ricollocare i confini tra arte e realtà, espropriando la materia della sua funzione, e destituendo l’arte stessa delle sue caratteristiche estetiche fondamentali.

Negli anni Sessanta, finalmente, grazie allo scambio con Klein, la sua idea di arte trova concretizzazione e collocazione ufficiale con l’istituzione del movimento del Nouveau Realisme francese, corrente che sarà la trasposizione di tutta quella preoccupazione nei confronti del nuovo modo di vivere la materialità dell’essere umano occidentale medio; motivo per cui gli aderenti concepiscono l’uomo talmente succube di questo nuovo genere di approccio, che lo sentono propriamente vittima e prodotto di una sovrastruttura governata dagli oggetti.

A partire da questo ragionamento, quello che diventa di grande rilevanza per questi artisti, invece che il prodotto in sé, focus più che altro della pop art americana, è la materia nella sua essenza, come costitutrice della realtà degli oggetti e del mondo in cui si collocano, e gli oggetti come materia plasmabile a loro volta.

 

Arman, Accumulation de Tubes de Paintures Dans & Hellip

Arman in particolare, vive gli oggetti come facenti parte della stessa identità tra materia e reale; per questo non agisce sugli oggetti per prenderne possesso e cambiare la loro natura, ma li sfrutta come materia prima cui relazionarsi contaminandola di finalità trasversali e avvelenando la sua appartenenza storica. L’artista soltanto può compiere questo genere di operazione esportando ed espropriando l’oggetto del suo contesto appositamente per produrre una resistenza al tempo presente e alla sua realtà, resistenza portata avanti dalla stessa costituzione dell’opera. L’arte di Arman quindi perde del tutto la tensione mimetica classica, partendo anzi dalla presenza della realtà stessa per metterne in risalto la totale assenza e distacco intrinsechi, in un ossimoro esistenziale di angosciosa appariscenza. L’opera è quindi il suo dispositivo duraturo per governare la complessità come moltitudine tramite la creazione di un metodo linguistico capace di mettere in comunicazione l’individuo con la società.

Da qui l’impiego degli oggetti nelle sue caratteristiche Accumulazioni, un concetto che prevede la relazione tra una moltitudine di oggetti della stessa natura, che Arman definisce gli Inutilizzati: “Negli inutilizzati, un mezzo di espressione attira particolarmente la mia attenzione e le mie cure; si tratta delle accumulazioni, cioè la moltiplicazione e il bloccaggio in un volume corrispondente alla forma, al numero e alla dimensione degli oggetti manifatturati.”

Arman, Underlined, 1996, 152 x 122 x 16 cm
Arman, Accumulation de bouchons ROD, 24 x 41 x 5 cm

Una relazione che non ha nulla a che vedere con la decontestualizzazione dada ma piuttosto con la re-istituzione dell’entità del singolo oggetto attraverso la sua ossessiva ripetizione in un volume unico, una forma indipendente che ne echeggia l’essenza, come la coscienza collettiva che definisce tale quello stesso oggetto. E non ci sono oggetti preferiti, la coniugazione di qualsiasi tipologia con i suoi simili produce un doppio processo conoscitivo, dell’oggetto in sé ed in un secondo momento della realtà, grazie alla fondazione di un metodo formale intuitivo in cui opera e realtà condividono la stessa materia, che si decompone e si dissolve all’azione della consapevolezza.

Di conseguenza anche la stessa produzione dell’opera artistica è quanto più libera ed efficace tanto meno la si associa alla manifattura e alla laboriosità artigianale, per accostarla piuttosto all’impiego di tecniche e materiali dell’industria del consumo, che invece hanno una pregnanza al reale decisamente più percepibile: “Questo procedimento di lavorazione è in correlazione con i metodi attuali: automazione, lavoro a catena e montaggio in serie, creano degli strati e livelli geologici pieni di tutta la forza del reale.” Il metodo industriale di realizzazione delle opere di Arman, al contrario di quanto potrebbe suggerire a livello di valore percepito, si trova dunque in piena omologia con la sua riflessione artistica.

Arman, Car Accumulation, 1985

Ecco che bottiglie, tappi, violini, rulli da pittura, tubetti di colore, posate, pennelli, biciclette, addirittura sardine, reinterpretati e uniti attraverso la loro comunione materiale, riacquisiscono la loro indipendenza, creando così un intervallo che fuoriesce dalla coerenza metalinguistica dell’arte, e che piuttosto stabilizza la presenza dell’oggetto per quello che è, dando così la possibilità allo spettatore di abitare, con un atteggiamento mentale, estetico e materiale nuovo, la concretezza del proprio presente, senza cadere in uno spazio surreale di contemplazione.

Da questa straordinaria opera deriva un vivido interesse da parte nostra di Artvalor nei confronti della produzione delle accumulazioni di Arman, la cui riflessione oggi è quantomai attuale e presente persino a livello estetico; tra le nostre recenti acquisizioni e vendite Arman è certamente un nome che a diversissimi livelli mantiene sempre più viva l’attenzione del pubblico della grande arte contemporanea.

Arman, Full-Up, 1960, Boite de Sardines



Add Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *